Il senso della mozione del 4 marzo 2014.

Il senso della mozione del 4 marzo 2014 è quello di uscire dal vicolo cieco dello scontro tra i sostenitori del Vecchio Ordinamento, quelli cioè che vogliono che i Conservatori (tutte le 58, o 78, o 82 sedi oggi autorizzate) facciano tutto, come nel secolo scorso, dal livello iniziale a quello super specialistico, e i sostenitori “integralisti” del nuovo ordinamento che vogliono per il Conservatorio solo ed esclusivamente i corsi del DPR 212/05. Scontro tra l’altro non motivato tanto da ragioni sistemiche o da particolari filosofie didattiche innovative, ma dalla preoccupazione di perdere posti di lavoro o di perdere la possibilità di avere stipendi “universitari”.

La mozione propone un modo nuovo di vedere le cose.

La mozione NON è la soluzione al problema. La mozione è la via per trovare la soluzione.

Adesso si è aperta una porta nuova.

Ogni tentativo di riportare la questione al fronte bellico (“Guelfi contro Ghibellini”), guardando la mozione solo nella parte che più piace e ignorando quella che non piace, va nella direzione opposta al senso profondo della mozione.

La mozione dice cose precise, in maniera molto chiara.

Abbiamo definito la formazione professionalizzante, come quella che ha come obiettivi formativi dei corsi il raggiungimento da parte dello studente di tutte le abilità e conoscenze necessarie per fare i musicisti professionisti. Abbiamo quindi ribadito che le SMIM e i Licei musicali NON sono di natura professionalizzanti (sfido chiunque a dimostrare il contrario, DM 201/1999 alla mano e dicendo che un Liceo è una scuola professionale!). Questo non significa che non si possa formare musicisti in queste scuole, ma significa che chi studia in queste scuole può essere promosso anche se non ha talento e capacità per fare il musicista. Questo non dovrebbe accadere in Conservatorio. Chi fa il liceo scientifico non studia per fare il matematico professionista, e chi fa il liceo classico non studia per fare solo lettere antiche. Certamente chi esce da questi Licei potrà seguire questa vocazione, ma in verità capitano spesso scelte incrociate, proprio per la natura del Liceo che dà una preparazione generale, seppur “curvata”, certamente non specialistica.

Solo i percorsi pre-accademici (che poi si chiameranno nei Conservatori diversamente, come auspica la mozione) sono percorsi tipicamente professionalizzanti. Essi quindi sono il modello formativo di riferimento per chiunque fuori dal Conservatorio vuole fornire percorsi graduali e coerenti che portino lo studente al livello necessario per accedere al Triennio.

La domanda è chi li farà questi corsi?

Abbiamo detto chiaramente che la formazione iniziale NON è nella missione del Conservatorio riformato.  Per ora i Conservatori fanno ancora anche quella, ma abbiamo detto che non può essere per sempre. Abbiamo quindi fornito un segnale a tutti i Conservatori: investire su un segmento destinato a terminare, magari tralasciando investimenti negli ambiti specifici del Conservatorio riformato, è molto pericoloso.

Abbiamo definito la formazione propedeutica come quella atta a far completare allo studente la preparazione necessaria all’accesso al Triennio; e abbiamo detto che essa deve essere pienamente integrata nel Conservatorio riformato, anche in relazione alle esperienze europee in questo specifico campo. Significa che questa parte della formazione pre-AFAM è destinata a durare (al contrario dell’altra).

Abbiamo detto che, per ora, solo il Conservatorio svolge come istituzione pubblica percorsi professionalizzanti. Non significa però che la formazione professionalizzante debba essere SEMPRE appannaggio solo dei Conservatori. Semplicemente perché non è mai stato storicamente così (si vedano i privatisti) e neppure oggi è così!

In verità percorsi professionalizzanti (fino al livello di preparazione al Triennio) possono benissimo essere svolti anche all’esterno. Anche per questo motivo sono stati creati i percorsi pre-accademici (fin dal 2005), per permettere anche all’esterno di seguire curricoli idonei all’accesso al Conservatorio (sennò dove li prenderanno gli iscritti nel futuro i Conservatori?).

Abbiamo poi “allargato” il campo di azione del Conservatorio riformato oltre i “limiti” definiti dal DPR 212/05. Esiste infatti una formazione non finalizzata al conseguimento del diploma, che però ha tutte le caratteristiche di essere “superiore”, cioè avanzata, e quindi rientrante a pieno titolo nelle attività del Conservatorio riformato, anche ai sensi della 508 e delle più importanti esperienze europee. Si tratta di una innovazione concettuale importante, che apre nuovi scenari. Adesso sarà possibile meglio inquadrare gli studenti iscritti ai corsi “liberi” (termine usato troppo “liberamente”) e ai corsi di alta formazione (che si differenziano dai primi perché possono dare crediti formativi).

Infine abbiamo introdotto la problematica del “talento precoce”, cioè del bambino che magari a dieci anni ha raggiunto una preparazione tecnica esecutiva pari o superiore a quella richiesta per il Triennio. Il DPR 212 permette l’iscrizione di questi talenti precoci anche prima della maturità, ma data loro età è quasi impossibile inquadrarli all’interno degli attuali Trienni, ai sensi dei Regolamenti. Quindi serve un percorso speciale per loro, probabilmente basato soprattutto sulle lezioni di strumento in preparazione dei concorsi (si parla di talenti!).

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Se parliamo di percorsi organizzati, allora il pre-accademico (sempre come curricolo verticale professionalizzante, per l’accesso al Triennio) può essere realizzato da:

– SMIM, nella quota parte degli studenti con talento, capacità e volontà. Si tratta di fare convenzioni con le SMIM interessate per “tenere sotto controllo” quella parte di studenti che manifesta capacità e volontà. Dopo la SMIM questi studenti possono accedere ai pre-accademici (finché durano nei Conservatori), o al propedeutico.

– Liceo musicale. Tramite la convenzione obbligatoria è possibile fare quanto detto prima per le SMIM in modo ancor più efficace. Con lo scopo di assicurare a coloro che vogliono continuare lo studio musicale (non certo tutti gli iscritti al Liceo musicale) l’accesso al Conservatorio “vero”, cioè al Triennio.

– Scuole di musica private (associazioni, civiche, ecc.). Tramite le convenzioni si può fare quanto detto prima, sempre per quella quota di studenti (minoritaria) che ha qualità e voglia di iscriversi poi ad un corso di diploma in Conservatorio. Non va dimentico che in queste scuole insegnano nostri diplomati! Dal privato poi potrebbero arrivare quei “talenti precoci” (bambini che raggiungono precocemente il livello di accesso al Triennio dal punto di vista esecutivo) di cui chiediamo un percorso “speciale” non potendo per età seguire i corsi previsti dal curricolo triennale.

Quindi definire cosa è il pre-accademico è cosa diversa da dire chi lo fa.

È chiaro che dopo la riforma il Conservatorio non può fare l’asso pigliatutto. Nel secolo scorso c’erano solo i Conservatori oppure le lezioni private. Adesso ci sono una miriade di soggetti che si dedicano alla formazione musicale, qualificati e non. Non si può ignorare che oggi abbiamo una situazione molto diversa rispetto a 40 anni fa!

Si tratta casomai di definire standard per i corsi pre-accademici. Chi dimostra di averli e di saperli mantenere può essere riconosciuto per svolgerli, chi non li ha no. E devono essere i Conservatori a decidere gli standard, a valutare e a governare le cose.

Allego in basso uno schema che riassume l’organizzazione della formazione professionalizzante, a seguito della mozione. Si tratta chiaramente di una proposta. Ma almeno adesso abbiamo qualcosa di concreto su cui discutere!

In rosso la formazione superiore (sopra alla riga orizzontale) e non superiore o pre-AFAM (sotto la riga), incardinata e incardinabile al Conservatorio riformato.

In verde la formazione da svolgere a progetto nel Conservatorio riformato (cioè quella iniziale).

In azzurro i percorsi pre-accademici studiati e valutati dal Conservatorio di riferimento, ma svolti all’esterno.

Le frecce indicano tutti i percorsi possibili che lo studente può svolgere in base al DPR 212/2005 e alle proposte contenute nella mozione.

Manca nello schema il vecchio ordinamento, ma quello va per i fatti suoi indipendentemente dal resto, fino al suo completo esaurimento (attorno al 2020).

Per “Conservatorio riformato” si intende: Istituto con missione nelle formazione superiore, che ha abbandonato il curricolo unico (da zero al diploma) tipico del Conservatorio prima della riforma. La riforma oramai è un fatto storico.

Domanda cruciale: a regime con il nuovo sistema si perdono allievi o se ne guadagnano?

Difficile rispondere con precisione.

Gli attuali iscritti ai corsi del V.O. saranno poi distribuiti tra propedeutico, I e forse II livello.

Gli attuali studenti del periodo conclusivo del pre-accademico, frequenteranno il propedeutico.

Gli attuali studenti del pre-accademico che rappresentano la formazione iniziale, transiteranno eventualmente in appositi corsi a progetto, organizzati in autonomia dai Conservatori con propri fondi.

Nel computo degli iscritti, rispetto ad oggi:

Avremo in meno gli studenti attuali dei primi anni dei corsi strumentali classici (la formazione iniziale);

Avremo in più gli studenti iscritti ai corsi a destra dello schema;

Avremo un probabile aumento di studenti interessati ai nuovi settori (Jazz, pop, antica, ecc.), studenti che comunque non cominciano da zero e che hanno una età più avanzata;

Avremo in più studenti nei corsi di studio “nuovi” (master, ecc.)

Avremo, grazie ai nuovi corsi superiori e migliorando servizi e comunicazione, una maggiore affluenza di studenti dall’estero (la media europea è più alta della nostra);

Avremo poi bisogno di diminuire il numero di studenti in classe per gli strumenti “classici”. Già con dieci studenti in classe un docente di strumento farà fatica, pensando ai livelli elevati che si vogliono raggiungere.

Alla fine il conteggio potrebbe essere positivo.

Sufficiente a garantire tutte le attuali sedi? Pur essendo questa una domanda legittima, è perfettamente inutile in quanto senza una plausibile risposta, perché tutto dipende da come si comporteranno e adegueranno i Conservatori alle esigenze dell’utenza (gli studenti), del mercato del lavoro, degli indirizzi dati dal Ministro, ecc.

Personalmente sono certo che il valore non è acqua, e produce sempre riscontri. La preoccupazione deve quindi essere solo quella di lavorare nella direzione della qualità.

Ci daranno gli strumenti per fare questo?  Questo è il punto cruciale su cui la Conferenza si impegnerà al massimo. Dobbiamo assicurare ai Conservatori tutti gli strumenti per far emergere le qualità esistenti.

Immagine

Paolo Troncon

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